Calore e terrore
Perché l’imperialismo ecologico di Obama distrae l’America dai veri problemi
Nei due discorsi che ha pronunciato nella sede delle Nazioni Unite, il presidente americano ha posto l’accento principale sulle sfide globali alle quali il mondo deve rispondere, al vertice delle quali pone l’impegno per combattere il cambiamento climatico, relegando in posizione secondaria la guerra al terrorismo. Però, al di là della questione in realtà ancora aperta sull’effettiva natura e sulle cause del riscaldamento climatico, non è affatto certo che su questo terreno troverà il consenso che si attende.

I tentennamenti nell’azione per costringere l’Iran a rinunciare alla costruzione di ordigni atomici, oltre all’abbandono del piano di protezione antimissili, può far pensare agli estremisti che l’America non è più impegnata come prima in questa lotta. La curiosa affermazione che non si può decidere sulle truppe da inviare in Afghanistan finché non sarà chiara la strategia da adottare in quel paese, enunciata dal comandante in capo, allarga l’area del dubbio e può far sorgere nei nemici l’illusione di una possibile vittoria. Barack Obama ha pronunciato un’accorata e sincera perorazione dei diritti umani e della democrazia, a conferma dell’ispirazione di fondo della politica americana, ma questa importante petizione di principio sembra ancora priva di un’articolazione operativa in grado di renderla politicamente efficace.